GINEVRA — Tre anni di scosse elettriche all’ano, lo stupro con lo stesso taser, poi con le chiavi della cella — che il prigioniero era costretto a leccare — e con un manganello di gomma. È il caso che Danielle Bell, capo della Missione Onu di monitoraggio dei diritti umani in Ucraina, ha scelto di raccontare oggi, in collegamento da Kiev con il Palais des Nations di Ginevra, per far capire che cosa contengono le venti pagine del rapporto pubblicato dall’Ufficio dell’Alto commissario Onu per i diritti umani.
I numeri sono questi: 1.004 casi verificati di violenza sessuale legata al conflitto, dal 24 febbraio 2022 al 31 luglio 2026. Di questi, 892 — l’89 per cento — sono attribuiti ad autorità russe: forze armate, servizio penitenziario federale, servizi di sicurezza. I restanti 112, l’11 per cento, ad autorità ucraine. «Il rapporto documenta uno schema sconvolgente di violenza sessuale contro civili e prigionieri di guerra», ha detto al briefing la portavoce dell’Ufficio, Shabia Mantoo: «stupro, stupro di gruppo, mutilazione genitale e altri atti degradanti di natura sessuale». Il rapporto era stato anticipato nella notte da El País.
Le vittime dei casi attribuiti ai russi sono in gran parte uomini: 725, contro 151 donne, 14 bambine e 2 bambini. La più anziana è una donna di 82 anni, la più giovane una bambina di 4. I monitor Onu hanno intervistato 915 ex prigionieri rilasciati: 572, il 63 per cento, hanno fornito racconti coerenti e dettagliati. Nel 72 per cento dei casi la violenza si è ripetuta più volte; quasi la metà delle vittime l’ha subita in più luoghi di detenzione. Le violenze avvenivano ovunque, ha spiegato Bell: «dalla cattura, alle procedure di ammissione, al trasferimento, all’interrogatorio, nelle celle, nella doccia, perfino prima del rilascio o dello scambio».
È qui la sostanza del documento: non eccessi di singoli carcerieri, ma una procedura. L’Onu ha documentato 164 luoghi di detenzione — 83 ufficiali e 81 non ufficiali o di transito — sparsi in 6 regioni ucraine occupate e in 25 regioni della Federazione Russa. Le scosse elettriche ai genitali, con telefoni da campo o taser, ricorrono in 155 casi; le percosse ai genitali in 246; la nudità forzata in 372. Nessuna indagine o processo risulta avviato da Mosca.
Il lato ucraino
Il rapporto non risparmia Kiev. I 112 casi attribuiti ad autorità ucraine — forze armate, servizio penitenziario, servizi di sicurezza — riguardano 98 uomini e 14 donne, nessun minore: scosse elettriche ai genitali, percosse, nudità forzata, minacce di stupro e di castrazione, ma nessuno stupro o tentativo di stupro documentato. Quasi la metà dei casi consiste esclusivamente in minacce. «Queste violazioni sono gravi e richiedono responsabilità», ha detto Bell. «Ma lo schema è diverso per portata e scala». C’è però un’asimmetria che pesa anche sulla contabilità: l’Ucraina garantisce ai monitor accesso regolare ai prigionieri russi, mentre l’Onu resta esclusa dai territori occupati e dalla Russia. I casi russi si verificano solo dopo il rilascio delle vittime — ed è per questo che l’Ufficio avverte che i numeri sono rappresentativi, non esaustivi.
Il precedente è recente: a maggio l’Onu aveva inserito per la prima volta le forze russe nella «lista della vergogna» annuale sulla violenza sessuale nei conflitti. Ora l’Alto commissario Volker Türk, riferisce la portavoce, si dice «profondamente allarmato» dal fatto che tali atti «quasi certamente continuano», e chiede indagini «rapide, approfondite e imparziali». Intanto la guerra non si ferma nemmeno per un briefing: «Ieri abbiamo avuto dieci allarmi aerei accompagnati da esplosioni, droni, missili», ha detto Bell da Kiev.




